Damasco (arabo: دِمَشْق, Dimašq) è la capitale e la seconda città più popolosa della Siria, con circa 1.600.000 ab. (stima del 2007), mentre l’area metropolitana, con oltre 5.000.000 è la più popolata. Città storica, nata nello stesso periodo delle civiltà mesopotamiche, in origine la sua popolazione era costituita da genti di stirpe semitica orientale, successivamente note come Aramei. È considerata la più antica città del mondo fra quelle abitate in maniera continuativa.

Città bizantina fino alla conquista araba, attuata dall’esercito musulmano guidato da Khālid b. al-Walīd, da Abū ʿUbayda b. al-Jarrāh, Yazīd b. Abī Sufyān, Shurahbīl b. Hasana e da ʿAmr b. al-ʿĀs Damasco si arrese per accordo, conservando così la libertà di culto e i titoli di proprietà dei suoi abitanti (anche se all’epoca del califfo omayyade al-Walīd I ibn ʿAbd al-Malik si disse che una parte della città, inconsapevole delle trattative era stata conquistata manu militari, legittimando le autorità musulmane ad espropriare del tutto l’area sacra su cui sorgeva la cattedrale di San Giovanni Battista, trasformata nella Moschea degli Omayyadi).

Damasco fu dal 661 al 750 la capitale del califfato omayyade e fu solo con la vittoria degli Abbasidi che la sede califfale fu spostata a Baghdād. Declinò politicamente per tutto il periodo abbaside, per riacquistare importanza nel periodo ayyubide e mamelucco. In età ottomana decadde del tutto, trasformandosi in una cittadina di nessuna rilevanza economica, pur mantenendo un certo prestigio culturale.

Damasco è stata eletta capitale araba della cultura per il 2008.

Storia

Nell’antichità

Le prime testimonianze della città si trovano nelle tavolette di Mari (2500 a.C.) e negli archivi di Ebla. All’inizio del II millennio a.C. divenne amorrita e, in quello stesso periodo, entrò nella sfera di influenza egiziana, come viene confermato da diversi documenti degli archivi di Amarna, la capitale del faraone Akhenaton. Dopo la metà del secondo millennio, entrò nell’orbita del regno ittita e dopo la battaglia di Kadesh, del 1274 a.C., divenne parte dell’impero ittita, ma per poco, perché ancora durante il regno di Ramesse II, Damasco rientrò nella sfera di influenza egiziana.

Aram-Damasco

Nel IX secolo a.C., Damasco fu occupata dagli Aramei, che vi fissarono la loro capitale, Aram-Damasco, e la città assunse un ruolo primario nel controllo dell’espansione dei regni di Israele e di Giuda. Nel 732 a.C., la città venne conquistata dal re assiro, Tiglatpileser III e nel 572 a.C. dal re babilonese, Nabucodonosor II, che occupò la Siria e la Palestina inglobando nel suo impero anche Damasco. Nel 539 a.C., tutta la regione venne conquistata dal re persiano Ciro II, che ne fece una provincia (satrapia), il cui governatore (satrapo) risiedeva a Damasco.

La Damasco greco-romana

Dopo la battaglia di Isso, del novembre 333 a.C., le truppe macedoni di Alessandro Magno occuparono la satrapia di Siria e nel 332 a.C. il generale Parmenione conquistò Damasco. Dopo la morte di Alessandro e la spartizione del suo impero, i Seleucidi, che avevano ereditato la parte orientale dei suoi domini – Mesopotamia, Siria, Persia e parte dell’Asia Minore – e i Tolomei, che si erano autoproclamati Faraoni d’Egitto, lottarono a lungo per il predominio sulla Palestina e la Fenicia. Damasco fu coinvolta negli scontri ed ebbe a soffrire la mancanza di un’amministrazione sicura fino alla conquista dei Nabatei (85 a.C. circa), che la tennero sino all’arrivo di Pompeo (64 a.C.). Damasco fece parte dell’Impero romano per circa 700 anni, inclusa nel territorio della provincia provincia siriaca che aveva per capitale Antiochia, la terza città dell’impero.

Solo alcuni anni dopo la conquista i Romani cedettero la città al controllo dei Nabatei che ne fecero una città-stato con un ruolo importante in ambito commerciale. Durante il periodo augusteo, la città fu arricchita di nuove costruzioni, tra cui un teatro, un ippodromo e un ginnasio, una via colonnata (come a Palmira e Apamea) e da un sistema idrico che prelevava l’acqua dal fiume Barada ed alimentava la città; nello stesso periodo fu dedicato un santuario al culto di Giove Damasceno.

Durante il I secolo d.C., la città fu visitata da San Paolo che proprio a Damasco venne in contatto col capo della comunità cristiana, Anania. L’imperatore Adriano, nel 117 d.C., conferì a Damasco il titolo di metropoli, e Alessandro Severo, nel 222, la elevò al rango di colonia romana. Dopo l’adozione della religione cristiana, nel IV secolo con Teodosio I, il tempio di Giove Damasceno fu trasformato nella cattedrale di San Giovanni Battista.

Nel V secolo Damasco fece parte dell’impero bizantino e nel VI secolo, con Giustiniano, ebbe un ruolo di rilievo nella politica militare dell’imperatore, come postazione difensiva contro le tribù provenienti dal deserto siriano. Nel 614, tuttavia, la città subì un saccheggio da parte dell’esercito sasanide, guidato da Cosroe II.

Il dominio arabo

Nel 636, dopo la sconfitta di Eraclio I alla battaglia dello Yarmuk (agosto 636), Damasco fu conquistata dagli Arabi guidati da Khālid b. al-Walīd al termine di un assedio durato sei mesi. Sotto il governo del primo califfo omayyade, Muʿāwiya b. Abī Sufyān (661-680), Damasco divenne la capitale del califfato, un impero esteso dall’Atlantico fino all’Asia centrale e al fiume Indo, e la città fu abbellita con nuovi quartieri, palazzi e ospedali; fu migliorata la distribuzione dell’acqua, con la costruzione del canale Nahr Yazīd, esistente ancora oggi, e fu edificata la grande moschea trasformando la cattedrale cristiana di san Giovanni Battista.

Questa fase di splendore finì con l’ascesa al potere degli Abbasidi, che sterminarono gli Omayyadi e spostarono la capitale a Baghdad. Damasco perse di importanza e non fu più governata unitariamente ma fu divisa in quartieri, con proprie istituzioni – moschee, bagni pubblici, mercati, corpi di polizia e milizia civica – che si autogovernavano. All’interno dei quartieri i vari isolati tendevano a dividersi secondo etnia, confessione religiosa o corporazione artigianale. Inoltre gli Abbasidi cercarono di distruggere i segni della presenza degli usurpatori omayyadi, radendo al suolo, tra gli altri il palazzo di Muʿāwiya, detto al-Khadra (il palazzo Verde).

La decadenza della dinastia abbaside e del califfato portò Damasco sotto la sfera d’influenza dell’Egitto (878), governato prima dai Tulunidi, poi dagli Ikhshididi ed infine, dal 969, dai Fatimidi. Nel 975, Damasco fu conquistata da un avventuriero turco, di nome Alteghin, che la governò per un breve periodo, con la protezione dell’imperatore di Bisanzio, Basilio II.

L’epoca turca

Nel 1076 la città fu conquistata dai Turchi selgiuchidi, che ne fecero un importante snodo commerciale e la trasformarono in un baluardo contro i Crociati, che ne tentarono più volte la conquista. Dall’inizio del XII secolo, la città fu retta per circa mezzo secolo dalla dinastia dei Buridi. In questo periodo l’economia della regione ebbe a soffrire delle feroci lotte tra Crociati, Turchi selgiuchidi e Fatimidi d’Egitto: i prodotti di prima necessità cominciarono a scarseggiare, per cui quando, nel 1154, l’atabeg turco di Aleppo e Mossul e fiero avversario dei Crociati in Siria, Nūr al-Dīn, diede l’ordine di attaccare la città, gli abitanti stremati lo accolsero[3] come un liberatore, in grado di riportare la pace e la prosperità.

A Nūr al-Dīn, successe come sultano di Siria Salāh al-Dīn[4], già sovrano d’Egitto e capostipite della dinastia degli Ayyubidi, che governò sino al 1193. Di fede sunnita, moltiplicò a Damasco le scuole teologiche, dotate di rendite che resero la città un importante centro intellettuale e religioso; sono di questo periodo la Madrasa al-Nurī, la Madrasa al-ʿĀdiliyya e il Maristan di Nūr al-Dīn, uno dei più celebri ospedali del mondo medievale musulmano, e l’osservatorio di Qasiyun; inoltre la città, tornata capitale, si espanse fuori della cinta muraria. Nel 1219 iniziarono i lavori per la nuova cittadella, mentre i quartieri della città furono riorganizzati sulla base delle confessioni religiose. Infine, sotto il profilo commerciale, Damasco conobbe uno dei periodi più brillanti della sua storia, grazie alla fama dei broccati di seta, delle armature e delle lame damaschinate, sempre più richieste in Europa dopo che i Crociati ve le avevano diffuse.

I Mamelucchi

Dopo le devastazioni dei Mongoli di Hulagu Khan, nel 1260, prese il potere la dinastia dei Mamelucchi, che fece di Damasco la capitale della provincia di Siria. Nonostante una seconda devastazione ad opera del Khan mongolo, Ghazan, nel 1300, Damasco continuò a godere di una certa prosperità economica, grazie ai rapporti commerciali che intrattenne coi porti provenzali, occitani e con le città di Genova, Pisa e Venezia.

Dopo il grave saccheggio subito dai Mongoli di Tamerlano, nel 1401, la città rimase spopolata per circa mezzo secolo, per poi ripopolarsi espandendosi verso sud. I mamelucchi la arricchirono di scuole coraniche, conventi per confraternite di mistici, fontane e bagni pubblici.

Gli Ottomani

Dopo l’arrivo dei Turchi ottomani, nel 1516, Damasco perse ogni interesse strategico e militare, per cui le fortificazioni furono abbandonate, i fossati colmati e la cittadella cadde in rovina. La città divenne sede di una provincia (pashalik) e grazie alla saggia amministrazione di alcuni governatori, tra cui quelli della famiglia Azem, conobbe un nuovo momento di prosperità, che portò alla costruzione di due splendidi caravanserragli, il khan Sulayman Pasha e il khan Asad Pasha e del palazzo Azem, che oggi ospita il Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari. All’interno del centro storico fu costruito, a partire dal XVI secolo, il grande mercato coperto. Nel 1860, i Drusi massacrarono le comunità cristiane ed ebraiche, colpevoli ai loro occhi di godere di troppi privilegi[senza fonte]. La città, alla fine del XIX secolo, contava circa 150.000 abitanti e grazie alla presenza di un gruppo intellettuale molto attivo divenne il riferimento politico e culturale del nascente nazionalismo arabo.

Damasco moderna

Damasco venne liberata dal dominio turco il 1º ottobre 1918 dalle truppe inglesi di Lawrence d’Arabia e dai beduini di Faysal ibn al-Husayn ibn ‘Ali, che per due anni fu re della Siria. Ma, nel 1920, la Siria divenne un protettorato francese e nonostante le proteste e le sollevazioni il generale francese Gourand entrò a Damasco il 25 luglio. Feisal, sconfitto il 23 dello stesso mese a khan Maysoloun, dovette fuggire e nel 1921 divenne re dell’Iraq. Damasco fu scossa da una ribellione, nel 1925, durante la rivolta del Jebel druso e fu bombardata dall’aviazione francese.

Capitale della Siria dal 16 settembre 1941, data della proclamazione di indipendenza, durante gli anni della Repubblica Araba Unita (1958-1961) fu relegata in secondo piano rispetto a il Cairo, per poi tornare a essere la sede del governo autonomo della Siria alla fine della fallimentare esperienza. Sino agli anni sessanta del XX secolo Damasco è rimasta una città di dimensioni modeste, ma con l’incremento demografico ha fagocitato le vecchie mura e si è sviluppata in tutte le direzioni, inglobando anche i villaggi dell’oasi. Damasco è anche ricordata come città degli asini.

Geografia

Da sempre considerata paradiso del Vicino Oriente, la città è attraversata dal fiume Barada, citato, nella Bibbia, col nome di Abana e chiamato dai Greci Chrysorrhoas (Fiume d’oro). Esso scorre al centro della fertile oasi della Ghuta, ad una quota di circa 700 m s.l.m.. È dominata a nord-ovest dal Jabal Qasiyun, un monte dell’Anti-Libano, mentre ad oriente si trova il deserto siriano. La città immersa nel verde degli ulivi, degli alberi da frutta e delle palme, nel passato dai visitatori era denominata, Giardino del mondo.

Clima

Damasco ha un clima mite grazie ai molti canali che l’attraversano. Molto caldo e secco in estate, fresco d’inverno, a tratti relativamente freddo, con occasionali ma possibili nevicate.

Attrattive

Offre numerosi siti archeologici e conserva alcune fra le principali moschee storiche. Vi hanno lasciato il loro segno molte civiltà, soprattutto quella romano-bizantina e quella islamica. Nel 1979 il centro storico della città, cinto da mura di epoca romana, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Moschee

  • Moschea degli Omayyadi - Situata nel quartiere di Bāb Tūma (Porta di Tommaso) è senza dubbio uno degli edifici più importanti e rappresentativi della città. Fu costruita dal califfo omayyade al-Walīd b. ʿAbd al-Malik nel 705 d.C. sopra antichi templi e una cattedrale cristiana. Un grande impatto hanno i tre minareti, costruiti in stili diversi. La moschea ha una grande sala di preghiera e un enorme cortile. Qui sono conservate le reliquie di Giovanni Battista, considerate sacre sia dagli abitanti del posto, in gran parte sunniti, dalla minoranza sciita, sia dai cristiani.
  • Moschea Sayyida Zaynab - Completata nel 1990 è un mausoleo importantissimo per l’Islam sciita in quanto contiene le spoglie di Zaynab bint Ali, terza figlia del primo Imam sciita Ali ibn Abi Talib e nipote del profeto Maometto.
  • Moschea Sayyida Ruqayya - Mausoleo sciita dedicato a Fatima, la figlia di al-Husayn ibn Ali, nel 1985 gli iraniani vi costruirono una moschea piuttosto sobria all’esterno e decoratissima all’interno.

Madrase

  • Madrasa al-Nūrī
  • Madrasa al-ʿĀdiliyya
  • Madrasa Al-Zahiriyah

Chiese cristiane

  • La Cappella di San Anania
  • La Cappella di San Paolo
  • La cattedrale cattolica
  • La cattedrale greco-ortodossa
  • La cattedrale siriaco-ortodossa

La città vecchia

La città vecchia di Damasco offre numerosi siti archeologici e conserva alcune fra le principali moschee storiche. Vi hanno lasciato il loro segno molte civiltà, soprattutto quella romano-bizantina e quella islamica. Nel 1979 il centro storico della città, cinto da mura di epoca romana, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

La città era circondata da una cerchia di mura di impianto romano ma, per come le vediamo oggi, risalenti al periodo degli ayyubidi, che misuravano circa 6 chilometri, delineando un perimetro di forma quasi rettangolare di circa 1900 metri per 1050. Dopo la conquista Araba, le mura furono rinforzate da Nur-ad-Din, per difendere la città dagli assalti dei Crociati, nel corso del XII secolo, mentre, nel secolo successivo, gli Ayyubidi le restaurarono e le modificarono definitivamente. Oggi le mura non sono più complete e parte del materiale originale delle mura è mancante in quanto usato come materiale da costruzione nei secoli scorsi, in quanto le pietre erano ben squadrate, quindi facili da usare; all’inizio del XX secolo questa pratica fu sospesa dalle autorità.

Le chiese cristiane si trovano quasi tutte entro la cerchia muraria della città vecchia, come le tre cattedrali, quella greco-ortodossa, quella siriaca-ortodossa e quella greco-melchita di osservanza cattolica, la Cappella di San Anania, mentre la Cappella di San Paolo è stata edificata all’interno dell’arco della porta, detta Bab Keisan, della vecchia cinta muraria della città di Damasco; per la precisione si trovano nella zona est, che i cristiani dividevano con gli ebrei, separati, tra loro, dalla via principale della città al tempo dei Romani, la via recta, che corrispondeva al decumano massimo: a nord i cristiani, nel quartiere denominato, Bab Tuma e a sud gli ebrei; nel quartiere (Harat al-Yahud) che un tempo era abitata dagli ebrei, oggi, per la maggior parte esuli; in questo quartiere, oltre alla sinagoga vi sono alcuni palazzi residenziali del XVIII secolo, molto belli e ben conservati.

Il nome via recta, per quello che era il decumano massimo dei Romani è citato negli Atti degli apostoli, quando Anania viene inviato da San Paolo:

E il Signore a lui: “Su, va’ nella strada chiamata Diritta (via Recta) e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando
Atti Degli Apostoli[1], Capitolo 9, versetto 11 

Lungo la via recta, che però proprio dritta non è, si trovano alcuni reperti delle vecchie colonne e un arco a tre fornici che forse faceva parte del tetrapylon, che si trovava all’intersezione del decumano massimo col cardo maximus e che è stato portato alla luce e restaurato, nel 1947, durante i lavori di costruzione della attuale strada, che è molto più stretta[3] della via recta, che era larga 26 metri ed ora permette il passaggio di un unico veicolo e ha lo spazio per i pedoni, molto limitato; attualmente su questa via si aprono innumerevoli negozi, tra cui spiccano i negozi di oggetti di ottone e mosaici in legno.

La parte occidentale della città vecchia invece, dopo la conquista da parte degli Arabi, era riservata ai musulmani e in questa zona della città si trovano la cittadella (al-Qalha), alcune moschee, tra cui, la Moschea degli Omayyadi, la moschea Nur-ad-Din e la moschea di Sinan Pasha, diverse madrase, tra cui, la Madrasa Al-Adiliyah, la Madrasa Al-Zahiriyah, la madrasa Abdullah al-Azem Pasha e la madrasa Aziziyah o mausoleo del Saladino, dove sono coservate le spoglie mortali del grande condottiero; inoltre vi si trovano le rovine del tempio di Giove, il Suq al-Bazuriye (suq delle spezie e dei dolci), con, al suo interno, uno dei più vecchi bagni pubblici della città, l’hammam Nur-ad-Din o hammam al-Bazuriye, fatto costruire da Nur-ad-Din, tra il 1154 e il 1172, con la cupola dell’ingresso di epoca ottomana, il suq al-Hamidiyah, molto grande, una sorta di mercato generale, con al suo interno il maristan Nur-ad-Din, l’ospedale di Nur-ad-Din, fondato nel 1154, rimasto attivo per circa sette secoli e dal 1978, sede del museo arabo di storia medica e scientifica, ed infine palazzo Azem, oggi sede del museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari.

Sempre nella parte occidentale della città vecchia vi sono alcuni dei più vecchi e meglio conservati Khan di Damasco, come il grande khan Asad Pasha, del 1752 e il khan al-Gumruk (caravanserraglio della dogana) del 1609.

Fuori dalle mura, sotto le mura della cittadella, vi è la statua in bronzo del Saladino a cavallo con ai piedi Rinaldo di Chatillon e Guido di Lusignano, che commemora la vittoriosa Battaglia di Hattin.

Cultura

Musei

  • Museo Nazionale di Damasco
  • Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari
  • Museo della Calligrafia Araba
  • Museo della Medicina e delle Scienze Arabe o museo arabo di storia medica e scientifica
  • Museo della Storia di Damasco
  • Museo Militare
  • Museo dell’Agricoltura
  • Museo della Moschea degli Omayyadi

Testi tratti da Wikipedia

 

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